John Holden pubblica il suo quarto album “Kintsugi” e siamo sempre nei territori del prog-rock e non solo.
Il 1° brano è “Achilles” una composizione dalle grandi melodie epiche portata avanti da melodiosi arpeggi di chitarra, piano, una voce dai vocalizzi eterei, archi e sintetizzatori da incanto così come il solista affidato alla chitarra elettrica. Belle le linee di basso e batteria e l’accompagnamento della chitarra. Incantevole la voce del cantante che impreziosisce il brano.
Il 2° brano è “Ringing the Changes”, è una ballata tipicamente inglese, alquanto folk, popolare, pastorale e questa volta la voce solista è affidata ad una cantante accompagnata principalmente da chitarra acustica, violino e piano. Si inseriscono nel finale anche un organo, gli archi e i rintocchi di campana di una chiesa.
Il 3° brano è “Kintsugi”, impreziosita da una voce maschile bellissima e precisa, salda nel delineare l’armonia del brano. L’architettura del brano ha comunque poco di giapponese, come il titolo farebbe presagire, tranne sfumature e incisi brevi. Di pregio gli arpeggi di chitarra, le linee di basso e la sezione ritmica indimenticabile nei suoi fraseggi ricchi di fantasia e precisione. Da apprezzare il violino che sottolinea una parte del brano, arricchendola di colori malinconici così come la voce maestosa e ricca di colorazioni dell’abile cantante. Il solista, affidato all’elettrica del chitarrista dei Mystery, è veramente bello, maestria allo stato puro.
Il 4° brano è “Flying Train”, pezzo strumentale, che esalta la batteria e le tastiere che tessono con consumata abilità e preparazione la trama armonica del brano. Finale affidato ai fraseggi di un delizioso pianoforte e ad un assolo di tastiera ancorata a suoni che ci riconducono indietro nel tempo del prog-rock.
Il 5° brano è “Xenos”, pezzo accessibile, quasi pop, appoggiato a ritmi di chitarra e percussioni stoppati come la voce. Bel ritornello, orecchiabile. Bella la voce e i cori.
Il 6° brano è “Against the Tide”, mi ricorda lo stile dei Toto. Il pezzo si fa apprezzare per la sua qualità e raffinatezza strumentale per non parlare della voce espressiva. Ottimo il sax. I fiati mi ricordano anche i Chicago ma a tratti sento un sentore di Steely Dan.
Il 7° brano è “Peggy’s Cove”, un brano alquanto folk, con il ritorno di una bellissima voce femminile e tastiere suonate con professionalità e creatività a orchestrare un brano dai sapori celtici (simulano il suono di uno strumento tradizionale irlandese: le uillean pipe). Sezione ritmica all’altezza, da seguire con attenzione la chitarra ritmica e il pianoforte dalle note cristalline.
L’8° brano è “Building Heaven”, tratta della ricostruzione della cattedrale di Coventry in Inghilterra durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Inizia con un arpeggio di chitarra classica che introduce subito una accattivante parte orchestrale che si snoda con interventi affidati alla chitarra elettrica solista, alla chitarra arpeggiata, ad un flauto carico di melodia e alla voce femminile che si innalza su questa raffinata orchestrazione. Improvvisamente fa la sua comparsa il suono lugubre delle sirene che preannunciano un bombardamento, simulato dall’incedere degli strumenti che alfine si bloccano dopo un sibilo e il deflagrare di una bomba. Arpeggi e sirene danno l’avvio alla sezione ritmica che in crescendo apre la strada al pezzo di chitarra solista e al bellissimo fraseggio di chitarra classica. La partitura cambia e diventa più vivace nella simulazione della ricostruzione e della laboriosità della gente che è alla ricerca di una nuova ritrovata dignità e serenità, lo sguardo rivolto ad un futuro di stabilità, certezze, pace. Gli strumenti e il cantato esprimono ed evocano all’unisono e con abilità tali sentimenti.
